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Voicecraft e Metodo Tradizionale

Ho deciso di scrivere questo post per rispondere ad Andrea che ha lasciato un suo commento in un altro spazio del blog.

Riporto anche qui il suo messaggio:
non voglio essere polemico ma tutti i discorsi solo basati sulla respirazione mi sembrano molto riduttivi, tanto che noi abbiamo un tratto vocale molto complesso; tra muscoli,cartilagini:muscolo tiro aritenideo cricotiroideo tiroioideo... eccc ed altri mille che non staro' ad elencarvi poi tutto il discorso sulleobbligatorie cartilagini e qualita' vocali?
avrei preferito approfondire le mie conoscenze, con questo sito volevo ampliare la mia cultura musicale e musicofoniatrica( basata sul canto e lo speech )ma mi sono ritrovato a smentire le mie conoscenze che sono alla base della foniatria logopedia e servono,vengono utilizzate da tutti coloro che hanno una buona padronanza delle proprie figure obbligatorie!!
io parlo in temini di evt sono uno studente dell'estill voice traning e mi sto' diplomando come insegnante cmt!
aspetto risposte sulla scelta degli argomenti trattatati !
non voglio essere polemico ne critico me vorrei solo che tutte le persone sapessereo che il canto non e' fatto solo e ripeto solo da respirazione e diaframma!!!!
grazie scusate la lunghezza andrea

Innanzitutto ringrazio Andrea per la correttezza e la cortesia e per aver affrontato un argomento che interessa molti e di cui si parla praticamente ovunque. Un velo di polemica c'è, ma capisco perfettamente, se si è fortemente convinti di ciò che si sa e si fa si tende a mettere in discussione tutto a favore delle proprie convinzioni, è naturale.
Comunque Andrea ha ragione il canto non è solo respirazione e diaframma, ma respirazione e diaframma sono ,a mio avviso, la base.
Personalmente mi sono avvicinata all' EVT seguendo solo alcuni incontri con docenti e leggendo molto a riguardo. Non ho seguito i corsi EVT per diventare insegnante come Andrea e ho basato il mio studio su un approccio essenzialmente tradizionale, da autodidatta e seguendo poi mastering di canto con Marylin Turner, senza mai però tralasciare quanto di nuovo si propone nell'ambito del canto a partire dallo Speech Level Singing di Seth Riggs fino, appunto, al voicecraft. La mia sensazione è quella che il voicecraft non sia un metodo di canto, ma una tecnica vocale che può essere applicata al canto, perciò la mia opinione è che il Voicraft sia certamente utile a comprendere certi meccanismi, ma non sia l'unico modo e ha bisogno, a mio avviso, di essere integrato col metodo, chiamiamolo così, "classico", sostanzialmente non lo consiglierei ( è una mia personalissima opinione ovviamente) a chi si avvicina al canto per la prima volta. Inoltre Andrea, sai benissimo che per insegnare l'EVT ci vuole un'abilitazione che io non posseggo, sarebbe assurdo che cercassi di insegnare qualcosa che non è nelle mie competenze.

Ultimamente ho letto con grande interesse “Il Trattamento delle Disfonie: una prospettiva per il metodo VoiceCraft” di Franco Fussi ed Elisa Turlà sicuramente due autorità in materia. Mi permetto di riportare stralci di un intervento di Fussi su un altro sito riguardo al metodo Voicecraft:

_" Nel metodo "tradizionale" si parla di "emissione alta e meccanismi laringei del passaggio di registro" (semplificando ulteriormente:laringe bassa e palato molle alto) : il VoiceCraft parlerebbe di twang e di variazioni di massa cordale (spessa, rigida, sottile), la fisiologia parlerebbe rispettivamente di rinforzo degli armonici nel settore 2000-4000 Hz (o di sintonizzazione della I formante alla frequenza fondamentale) e di variazione del tempo di contatto cordale durante la vibrazione. Sono tutte cose analoghe, dipende solo dall'estrazione e punto di vista con cui se ne parla: secondo la didattica tradizionale, secondo un metodo propriocettivo (il VoiceCraft in questo caso, ma potrebbe essere anche il mix di cui parla lo SpeechLevelSinging), secondo la fisiologia. _

Fondamentalmente quindi, tutti parliamo delle stesse cose utilizzando termini e figure differenti.
Venendo alla respirazione ecco cosa dice Fussi:

_ll VoiceCraft non demonizza la respirazione, semplicemente non ne parla perchè si è sempre preoccupata di approfondire (direi esclusivamente) il ruolo del vocal tract e della laringe. E' chiaro che la respirazione resta fondamento del canto, ma non l'unico, puoi respirare benissimo e cantare malissimo, puoi usare benissimo i tuoi risuonatori e avere il fiato corto.
Ciò che dice Fussi è verissimo: saper respirare perfettamente non vuol dire saper cantare e lo stesso vale per chi conosce perfettamente tutti i meccanismi del tratto vocale. Per questa ragione continuo a sostenere che la respirazione resti il fondamento e solo successivamente ci si possa concentrare su tutto il resto.
_

Riguardo alla scientificità del metodo continuo a riportare Fussi:

_Ben venga un metodo (giustamente definito da uno di voi "non di canto" , ma col quale si può approcciare il canto e rendere consapevoli degli atteggiamenti morfologici dell'apparato) che permette di rendere ragione anche di fenomeni già conosciuti dalla didattica tradizionale ma da essa affrontati con metafore. Se Garcia* fu il primo ad avere l'idea di visualizzare le corde vocali con lo specchietto, Jo Estill fu la prima a scoprire che la riduzione dello spazio tra aritenoidi ed epiglottide generava una qualità timbrica che rendeva la voce piu' "squillante" (la componente di "punta" della tradizione accademica lirica) come fu poi validato da famosi foniatri europei e americani (Johann Sundberg, Ingo Titze, per citarne alcuni, che tra l'altro sono i capisaldi delle ricerche fisico-acustiche sulla voce cantata). Basta leggere diversi studi scientifici sul Journal of Voice (la maggiore e più seria rivista foniatrica mondiale) che indagano vari aspetti della vocalità artistica, e non, attraverso le sistematizzazioni del metodo VoiceCraft  per rendersi conto che molte delle intuizioni della Estill hanno trovato credito nella comunità scientifica (cercare su PubMed). Basta fare una laringostroboscopia per vedere cosa succede alla morfologia del vocal tract e del piano glottico applicando le qualità vocali proposte dal VoiceCraft, mutamenti che hanno riscontro nella spettrografia e giustificano i cambiamenti percettivi che ascoltiamo nelle diverse emissioni.
Credo purtroppo, come succede probabilmente con molti altri metodi o persone (non sapete quante cose ad esempio hanno messo in bocca a me!), che anche per il VoiceCraft sia successo che chi semplicemente ha fatto un corso una volta (magari solo il I livello) si sia messo ad insegnarlo. Cosa significa "cantare con la gola NON è sbagliato"? Mi verrebbe da dire: provate a cantare senza gola, cosa esce? Certo che cantare con la gola, inteso come ogni maestro di canto classico sa, è sbagliato! Specie se intendi con "gola" la "spinta", come fanno a volte quegli allievi che equivocano la richiesta "porta il suono più avanti" con la "spinta di gola" (si sa ormai che l'energia aerodinamica diventa acustica e risonante quanto più l'onda sonora è inerte nel cavo orofaringeo).  Ma in ogni caso chi usa questi termini per pubblicizzare un corso VoiceCraft non è un insegnante VoiceCraft, o almeno del VoiceCraft non ha capito nulla. Il Voice Craft non rinnega l'"appoggio sul fiato", proprio non ne parla, non se ne occupa, avrai un tuo maestro (voicecraftiano o no che sia) per capire gli equilibri tra appoggio e sostegno respiratorio!?Il "sentirsi per via ossea" è appunto la propriocezione interna, quella che fa parlare la didattica tradizionale in termini empirici (uovo in bocca, posizione alta, sbadiglio, ecc), che è la conseguenza del lavoro muscolare (e ritornano analogie col concetto di lavoro in senso voicecraftiano) degli apparati coinvolti (in particolare dei muscoli che gestiscono laringe e risuonatori).?Rimanere un talebano del Garcia quale sono (a teatro ad ascoltare opera dall'età di 6 anni a contatto con la nostra sacra tradizione operistica e didattica)  non mi impedisce di riconoscere al VoiceCraft un valore intrinseco di chiarezza ed aiuto alla consapevolizzazione del lavoro, antifisiologico, del cantante. Ma antifisiologico nello stesso senso come lo è per due arti inferiori vincere le Olimpiadi nel salto in alto: le gambe sono fisiologicamente strutturate per camminare non per il salto in alto, ma perchè allora si fanno le olimpiadi? la laringe è fisiolgicamente strutturata per respirare e parlare, perchè allora si canta a sanremo? E' solo questione di specializzazione di strutture (tra l'altro differenziatissima, per questo si corre il rischio di distinguere tra maestro lirico e moderno e oltre, perchè anche Puccini si canta diverso da Donizetti).?Non giudicate i singolo cantanti, ma approcciate e cercate di capire i "metodi" invece. _

Spero di non avervi annoiato, ma di avervi un po' chiarito la mia idea soprattutto ad Andrea. Insomma, in ogni disciplina esiste un vocabolario, una terminologia specifica che viene usata nel rapporto-dialogo tra insegnante e allievo. Nel caso della musica strumentale il discorso è relativamente semplice. Lo strumento si tocca e si vede. L’insegnante può mostrare all’allievo quello che deve fare (ad esempio, mostrerà qual è la posizione delle mani, della bocca, delle braccia). Si parte dall'imitazione.

Nel canto è più complicato, in quanto il maestro di canto deve spiegare all’allievo come usare parti specifiche del proprio corpo che sono interne, che non si vedono, che non si possono toccare.
Nel tempo si sono poi sommati i termini della tradizione didattica del canto, termini metaforici e fantasiosi, con i termini della scienza (quelli tecnici e difficili da comprendere per il profano) e per questa ragione Andrea ha trovato questo blog elementare, proprio perché si cerca di avvicinare soprattutto chi è profano al canto senza usare "paroloni" , per carità assolutamente corretti, ma che per alcuni potrebbero sembrare difficili e finirebbero per confondere più che chiarire anche perché in un blog non c'è un confronto diretto con l'insegnante.

Quindi fondamentalmente il succo è che ci sono più termini per indicare la stessa cosa e gli argomenti trattati poi nei corsi non si limitano alla respirazione.
Vorrei precisare che non denigro assolutamente il Voicecraft né nessun altro metodo o tecnica, perché credo che lo scopo di tutti sia quello di aiutare ad avere un approccio sano e funzionale con la propria voce e il canto.

Canto da vent' anni professionalmente ed ho avvicinato al canto moltissimi "allievi". Nè io, né loro abbiamo mai avuto problemi vocali basando l'impostazione per prima cosa sulla respirazione e resto dell'idea (basata sull'esperienza oltre che sui miei studi) che i principi basilari imprescindibili per poter iniziare a cantare sono: respirazione, emissione, passaggio di registro, intonazione e gestione delle dinamiche. Se posso permettermi un altro parere personale è che avere un diploma (lirico, in EVT, Jazz ecc.) non significa necessariamente saper cantare o saper insegnare; come in qualsiasi altra disciplina, finita la scuola ci si scontra con la vita vera e con le difficoltà e le esigenze della professione che si è scelto di intraprendere, solo l'esperienza dà un senso e completa un corretto percorso didaddico.

Ringrazio Andrea ancora una volta per aver aperto questa discussione
e averlo fatto con gentilezza, soprattutto in questo momento in cui il metodo voicecraft è particolarmente pubblicizzato e noto, la curiosità in merito è tanta, ma fondamentalmente se ne sa molto poco, anzi, ti invito a partecipare al blog caro Andrea, se ti va, spiegando in maniera più approfondita, come l'EVT si approccia a certe problematiche, sono certa sarebbe molto interessante per tutti.

*Manuel García figlio viene concordemente ricordato come il più illustre docente di canto dell'800, e ciò sia in forza della pubblicazione, nel 1848, dell'opera più importante scritta in materia, il Traité complet de l'Art du Chant, sia per l'invenzione del laringoscopio nel 1855. Le regole enunciate da García per quanto riguarda il passaggio di registro, lo studio della vocalizzazione, la respirazione diaframmatico-costale, sono state molto discusse nel corso dei decenni, ma mantengono ad oggi inalterata la loro validità. Anzi è stato proprio il mancato rispetto delle stesse a determinare probabilmente la decadenza delle voci femminili nella prima metà del XX secolo, e di quelle maschili, dagli anni '50 fino alle nuove leve degli anni '80 e susseguenti.

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